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Ultim'Ora - Nella giornata di ieri si è tenuta al DAP una riunione, suddivisa in due parti per quanti erano i temi all’ordine del giorno; nella prima parte, sotto la presidenza del Capo del DAP (Basentini) si è discusso della soppressione delle Basi navali di Favignana, Porto Azzurro e Napoli, nonché delle misure conseguenti, mentre nella seconda parte, alla presidenza del DGPR (Buffa), si è affrontato il problema degli istituti accorpati e, particolarmente, dei rispettivi reparti di PolPen.

La delegazione UIL, nell’occasione integrata anche da Gioacchino Veneziano, ha ribadito per l’ennesima volta l’inopportunità e l’antieconomicità della soppressione delle Basi navali (già decretata) ed evidenziato circostanziatamente tutti i punti di caduta dell’infausto disegno perpetrato dal Governo Renzi.

Ha dunque nuovamente chiesto con forza un ripensamento che possa condurre a una revisione del D.Lgs. n. 177/2016.

Ha inoltre rivendicato l’integrazione dei carenti organici delle restanti Basi navali, ivi compresa quella di Venezia, anche per evitare che la specialità possa divenire così residuale da essere a sua volta interamente soppressa in un prossimo futuro.

In quel contesto, tuttavia, anche nella denegata ipotesi che le Basi navali vengano

effettivamente soppresse, ha chiesto che si stabiliscano regole di salvaguardia comuni per tutti gli “esodati” della Polizia Penitenziaria (con ciò volendo definire tutti i perdenti sede per qualsiasi causa, come la soppressione dell’istituto, la revisione della dotazione organica, etc.). Anche perché non è accettabile che gli unici per i quali non si discuta di regole di salvaguardia ad hoc siano gli operatori degli istituti penitenziari soppressi.

L’occasione è stata inoltre propizia per sollecitare la definizione della posizione di coloro che hanno (avevano) sede presso il soppresso Magazzino vestiario di Firenze.

Pure in tema d’istituti penitenziari accorparti, la UIL ha sollecitato una revisione del DM che possa far ritornare sui passi dell’unificazione.

Ha allo scopo evidenziato come e quanto l’ipotesi dell’Amministrazione di tenere separati i reparti della Polizia Penitenziaria, sebbene il male minore, suoni come il goffo tentativo di rimediare in qualche modo all’errore di fondo commesso con l’accorpamento.

La UIL ha sottolineato le incongruenze rispetto alla normativa vigente, anche in tema di progressione di carriera per i Funzionari, e invitato, in caso di conferma dell’accorpamento, a ridisegnare l’architettura normativa a partire dal Regolamento di servizio (già in ogni caso da riscrivere).

Ha ribadito con forza, tuttavia, che i Reparti debbano rimanere separati e che occorra fissare regole inderogabili, prima attraverso un accordo a livello centrale che fissi le linee guida e poi mediante la contrattazione decentrata, per l’eventuale impiego di operatori da un istituto all’altro.

In questo quadro ha sottolineato la peculiarità della sede distaccata di Gorgona dell’istituto di Livorno; occorre difatti una puntuale disciplina che consenta la salvaguardia degli operatori che vengono impiegati in Gorgona in quanto riconosciuta sede disagiata anche nel PCD che regola la mobilità ordinaria.

In conclusione, per entrambe le tematiche, l’Amministrazione è rimasta ferma sui propri propositi, significando che ha intenzione di procedere come da informativa inviata (consultabile qui).

Gli audio degli interventi UIL sono disponibili online.

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