Da un articolo su today.it
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Le bodycam contro le aggressioni nelle carceri
Anche se non si conosce l’azienda fornitrice dei dispositivi, l’8 aprile sono state pubblicate le linee guida per l’utilizzo degli strumenti di ripresa dentro le carceri. Nel documento, firmato il 29 gennaio, si presume "che il collaudo del primo lotto, che interesserà circa 50 strutture, possa avvenire entro il mese di giugno 2025". A maggio i sindacati del settore non hanno ricevuto aggiornamenti sulla distribuzione degli strumenti.
"Abbiamo chiesto un confronto, posto che sarebbe obbligatorio", ha spiegato a Today.it il segretario generale del sindacato UilPa polizia penitenziaria, Gennarino De Fazio. Che ha definito le disposizioni emanate "farraginose". Ma per capire le critiche del segretario bisogna prima fare un passo indietro e leggere le linee guida fornire dal Dap.
Le critiche del sindacato: perché non può funzionare
Il bando di gara autorizza il ministero a estendere la fornitura iniziale (705 bodycam e 235 totem) con un ulteriore approvvigionamento che può arrivare fino a 500 bodycam e 50 totem. Il contratto ha una durata di due anni ed è rinnovabile. I dispositivi, come riportano le linee guida, possono essere attivati in caso di perquisizione straordinaria o generale delle celle e se si verificano altri episodi come un’aggressione fisica al personale, incendi, risse, rivolte e altri casi ancora.
Il segretario De Fazio è però critico sulle procedure di utilizzo stabilite dal ministero: "Queste bodycam sono in misura limitata e non sono sempre indossate dal poliziotto in servizio. Ma è chiaro che in situazioni imprevedibili è difficile averle a disposizione". Il sindacalista pensa ovviamente ai casi di rivolte improvvise o di aggressioni: "Se uno deve adempiere a tutte le questioni burocratiche rischia di intralciare le operazioni". De Fazio quindi sostiene che il numero delle bodycam, le modalità di utilizzo e le circostanze immaginate dal ministero "lasciano perplessi".
"Body cam accese non appena si avverte il pericolo"
Per attivare una bodycam è necessaria l’autorizzazione del comandante del reparto o del direttore dell’istituto penitenziario. Bisognerà indicare i motivi e la durata dell’utilizzo. Tutte procedure che rallentano l’impiego dei dispositivi per l’Uilpa: "Noi da anni rivendichiamo l’uso delle bodycam perché potrebbero servire come deterrente. Ma anche come documentazione durante un processo. Però ci saranno solo le immagini finali perché la polizia dovrà accedere a tutta la burocrazia". Secondo il segretario De Fazio, la proposta del ministero fornisce "una risposta a metà. Un poliziotto deve essere messo nelle condizioni di poter utilizzare le bodycam appena avverte il pericolo". I dispositivi infatti non saranno sempre a disposizione del personale, ma saranno conservati in un apposito locale. De Fazio lamenta un’ultima criticità: "Sebbene nelle linee guida ci sia scritto che le bodycam non possano essere utilizzate per il controllo degli operatori, vorremmo maggiori tutele". Infatti, sulle immagini registrate ci sarà sempre sovrascritto il codice identificativo del poliziotto che ha indossato e attivato lo strumento.
Solo con la sperimentazione si potrà capire l'utilità delle bodycam ed eventualmente correggere e punire gli usi impropri. Forse questi strumenti indossabili entreranno nella nostra quotidianità e garantiranno livelli di sicurezza mai visti. E allora bisognerà dare ragione al procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, che anche recentemente ha parlato del dilemma tra sicurezza e privacy. "Io dico: una sagra della melanzana in meno, un monumento in meno, e 700 telecamere in più", ha dichiarato durante una conferenza stampa dove sono stati svelati alcuni dettagli su un caso di cronaca. E poco dopo, in un'altra occasione, ha aggiunto: "Chi ha il problema della privacy o è ossessionato dalla privacy si sposti in montagna o vada a vivere in campagna. È il prezzo che deve pagare se vuole avere il privilegio ed il piacere del comfort di una città".
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