Repubblica: Genova, rivolta conclusa in carcere. “Vendetta dopo violenza sessuale e torture a un recluso”
Attorno alle 15.45 sembrerebbe essere rientrata la rivolta nel carcere di Marassi a Genova scoppiata in tarda mattinata. Un gruppo di detenuti aveva aggredito gli agenti penitenziari scatenando il caos. Sul posto erano intervenuti il personale del 118, polizia e carabinieri.
Un agente penitenziario è stato trasferito in codice giallo, quello di media gravità, all'ospedale Galliera. Nello stesso pronto soccorso è stato portato anche il secondo agente ferito ad un braccio. Alcuni detenuti che erano riusciti a salire sul tetto
dell’istituto sono poi scesi volontariamente rientrando nelle celle.
Il personale amministrativo è stato messo in sicurezza. Chiusi via del Faggio, corso De Stefanis in direzione centro e piazzale Marassi. Gli agenti si sono disposti fuori dal piazzale in tenuta antisommossa. Ci sarebbero anche altri due contusi ma al momento non si è ancora capito se si tratti di altri agenti, di detenuti o di personale del carcere.
Il sindacato: “I disordini dopo una violenza sessuale” Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria ha fornito una spiegazione di quanto accaduto attraverso una nota stampa:«Circa 200 detenuti della
seconda sezione del carcere genovese di Marassi si sono portati al piano terra e starebbero vandalizzando i locali nell'intento di regolare i conti con altri reclusi, pare 6, che nei giorni scorsi avrebbero violentato un altro detenuto, per il quale ieri sera sarebbe stato necessario l'accompagnamento presso l'ospedale cittadino per le cure del caso. La Polizia penitenziaria, già stremata nelle forze e mortificata nel morale, sta cercando con non poche difficoltà di contenere i tumulti, in attesa di rinforzi. Tutto questo è il segno tangibile dello stato di degrado delle carceri, che non può essere affrontato con interventi meramente repressivi, come l'introduzione del reato 'impossibile' di rivolta, ma agendo soprattutto sulla prevenzione attraverso l'umanizzazione delle condizioni di lavoro degli operatori e della detenzione».
«La situazione è stata per ore molto grave ma ora per fortuna è rientrata», denuncia Francesco Migliorelli, vicesegretario regionale del Sappe, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria. «Si sono registrati violenti disordini da parte di alcuni dei detenuti, prevalentemente stranieri e ristretti in I e II Sezione.
Una situazione incandescente, che avrebbe avuto un prologo ieri, quando alcuni detenuti si sono accaniti contro un giovane
detenuto, arrivando quasi a torturarlo. Non ci sono state evasioni né atti ostili contro il personale di Polizia Penitenziaria ma un violento regolamento di conti tra detenuti dopo che ieri un giovane ristretto era stato al centro di violenze da parte di altri detenuti. L’opera di mediazione e negoziazione del personale di Polizia Penitenziaria, che ha riportato alla regione i detenuti più violenti, ha impedito che la situazione degenerasse ulteriormente e che entrassero in azione gli uomini del Corpo in reparto antisommossa.
Mi sembra evidente che c’è necessità di interventi immediati da parte degli organi ministeriali e regionali dell’Amministrazione Penitenziaria, che assicurino l’ordine e la sicurezza in carcere a Marassi tutelando gli Agenti ed il personale tutto che vi presta servizio. Ed è grave che non siano stati raccolti, nel corso del tempo, i segnali lanciati dal SAPPE sui costanti e continui focolai di tensione nelle carceri liguri, prevedendo anche la riapertura a Genova del Provveditorato regionale, visto che oggi dipendiamo da Torino e questo grave fatto testimonia ancora una volta come deve essere a Genova il centro regionale dell’Amministrazione Penitenziaria».
Sovraffollamento
«Con 16mila detenuti – prosegue De Fazio - oltre i posti disponibili, omicidi, suicidi, violenze di ogni tipo, stupri e molto altro ancora in carcere non c'è un ordine, inteso come ordinato svolgimento delle normali attività nell'alveo dell'ordinamento giuridico dello Stato, a cui potersi rivoltare, da qui l"impossibilità' del reato. Peraltro, dopo l'entrata in vigore del decreto sicurezza, oggi approvato in via definitiva dal Senato, i disordini nelle carceri sono persino aumentati. Non vogliamo attribuire a questo un nesso di causa ed effetto, ma di certo possiamo affermare senza tema di smentita che, almeno sinora, non ha funzionato neppure come effetto deterrente.
Serve subito deflazionare la densità detentiva - prosegue la nota -, far cessare il caporalato di stato che si realizza con il
trattenimento in servizio di poliziotti penitenziari anche per 26 ore continuative, come accaduto per esempio al carcere romano di Regina Coeli fra l'11 e il 12 maggio, rimpinguando compiutamente organici mancanti di 18mila agenti ed evitando che le pochissime assunzioni aggiuntive, 133 negli ultimi due anni e mezzo a fronte di oltre 6mila detenuti in più, finiscano negli uffici ministeriali. Va poi assicurata l'assistenza sanitaria e necessita riformare l'intero sistema».
Attorno alle “Case rosse”, come è soprannominata la prigione di Genova, è stato creato un cordone di sicurezza da pattuglie di carabinieri, polizia di Stato, polizia locale e guardia di finanza. Sono state chiuse anche tutte le stradine laterali e quelle che confinano con lo stadio di Marassi. Sono state chiuse anche le scuole vicine all’istituto.
Non è escluso che possano arrivare a Genova gli speciali reparti antisommossa della polizia penitenziaria. Sulla vicenda è stata informata la procura che sicuramente farà svolgere indagini per capire le cause dei disordini.
La sindaca Salis
Per la neo sindaca Silvia Salis è la prima emergenza che si trova a fronteggiare a pochi giorni dalla vittoria elettorale. Con una nota, la prima cittadina ha fatto sapere che «Abbiamo avviato immediatamente un canale diretto con Prefettura, Questura e le altre autorità competenti. Gli agenti della Polizia locale, insieme alle altre forze dell'ordine, sono impegnati nella messa in sicurezza della zona circostante il carcere di Marassi, e nella chiusura di alcune strade limitrofe, a presidio della cittadinanza e del territorio.
Ringrazio per l’impegno e per l’intervento immediato le donne e gli uomini del nostro corpo della Polizia Locale e di tutte le forze dell’ordine, desidero esprimere totale solidarietà agli agenti della Polizia penitenziaria e al personale coinvolto».
I suicidi
Anche il carcere genovese, come molti altri in Italia ha registrato negli ultimi mesi diversi casi di suicidi, un’emergenza che ormai colpisce tutte le prigioni italiane. Marassi accoglie un numero di detenuti superiore alla sua capienza e questo aumenta l’invivibilità.Alla fine di marzo si era ucciso un recluso settantenne.Doriano Saracino garante regionale dei detenuti che aveva incontrato due volte il settantenne nei mesi precedenti aveva detto: «E’ una tragedia che conferma quanto sia necessario trovare al più preso una soluzione per i sempre più numerosi detenuti anziani delle carceri liguri -
commenta Saracino –. E’ un fenomeno in crescita quello di persone che intravedono il loro ritorno alla libertà quando avranno 78/80 anni. Lo Stato deve interrogarsi di fronte al fatto che se, dopo tanti anni un detenuto non è stato recuperato il percorso è fallito ma va comunque trovata una soluzione alternativa al carcere anche per loro».



