Roma, 09 Lug. – “Potrebbe essere un carcere modello, non solo per la qualità architettonica della struttura, ma anche per la realizzazione pratica e la manutenzione effettuata, tuttavia, essendone stata drogata la capienza, rappresenta l’emblema delle politiche dissennate dei governanti e dell’amministrazione penitenziaria. Questa la convinzione che ho maturato dopo una visita sui luoghi di lavoro della Polizia penitenziaria della Casa Circondariale di Trento che ho condotto stamani insieme al Segretario Regionale, Antonio Cifelli, al Consigliere Nazionale, Nicolino Budano, e ad altri dirigenti territoriali della UILPA Polizia Penitenziaria”.
Lo dichiara Gennarino De Fazio, Segretario Generale della UILPA Polizia Penitenziaria.
“Il carcere trentino è stato progettato e costruito per ospitare 240 detenuti, ma attraverso un’operazione surrettizia il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha portato la capienza a 422 posti, allocandovene allo stato 360. Dunque, sulla carta entro la capienza, ma con spazi vitali e soprattutto servizi sanitari, igienici, trattamentali e ricreativi estremamente compressi. Basti pensare ai cortili passeggio (dedicati alla c.d. ora d’aria) per le sezioni maschili, che sono pressoché una cella senza tetto non certamente sufficiente per i 45 detenuti ciascuno che mediamente dovrebbero utilizzarli”, spiega il Segretario della UILPA PP.
“Inevitabilmente questo si ripercuote pesantemente sui carichi di lavoro della Polizia penitenziaria, il cui organico assegnato di 170 unità risulta sproporzionato, atteso che ne servirebbero almeno 252, la quale subisce la contrazione di diritti di rango anche costituzionale, così come sulla sicurezza e sull’efficienza complessiva dell’istituto. Del resto, pure la Direttrice, Annarita Nuzzaci, che ha accompagnato con apprezzata cortesia e disponibilità la delegazione in visita, è assegnata in pianta stabile da poco tempo e soprattutto non dispone di figure professionali essenziali, quali a esempio i vicedirettori e i contabili, atteso che l’unico funzionario contabile e peraltro prossimo alla quiescenza deve occuparsi anche di altre quattro carceri del distretto. Facciamo appello, pertanto, a tutte le istituzioni, dal Ministero della Giustizia al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, passando per la Provincia Autonoma di Trento, affinché vengano restituite alla Casa Circondariale il senso e la filosofia originari, in aderenza al dettato costituzionale, conferendo crismi di dignità alla detenzione e al lavoro degli operatori penitenziari”, conclude De Fazio.



