Roma, 06 Sett. – “Con il detenuto italiano che stamani si è tolto la vita impiccandosi nella sua cella del reparto G12 della Casa Circondariale di Roma Rebibbia, sono ben 59 i ristretti che si sono suicidati dall’inizio dell’anno (più uno in una REMS), numero a cui bisogna sommare 3 operatori per un totale di 62 morti di carcere e per carcere con la pena capitale di fatto che colpisce random, indipendentemente dal reato eventualmente commesso o dall’essere al servizio dello Stato. D'altronde, gli agenti, costretti a carichi di lavoro disumani e a turnazioni di servizio che si protraggono sino a 26 ore continuative, scontano anche loro le pene dell’inferno per la sola colpa di indossare la divisa della Polizia penitenziaria”.
Lo dichiara Gennarino De Fazio, Segretario Generale della UILPA Polizia Penitenziaria.
“A Rebibbia 1.576 reclusi sono stipati in 1.068 posti disponibili (+148%), mentre gli appartenenti alla Polizia penitenziaria assegnati sono solo 640, laddove ne necessiterebbero almeno 1.137 (-43%). Situazione che si inserisce in un contesto di sovraffollamento che a livello nazionale, con 63.216 ristretti in 46.635 posti, si attesta intorno al +136% di media e di penuria di agenti che supera le 20mila unità mancanti nelle carceri, attese pure le illegittime assegnazioni sovrannumerarie negli uffici ministeriali e nelle sedi extrapenitenziarie”, spiega il Segretario della UILPA PP.
“In tale situazione, è di tautologica evidenza che i detenuti non si sorvegliano da soli ‘grazie’ al sovraffollamento, come vorrebbe lasciar credere il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, dato che non solo evadono con banale facilità, ma continuano a suicidarsi con frequenza intollerabile in un paese civile. Bando al pensiero creativo dei ristretti che si auto-controllano e degli agenti che si moltiplicano per la sola ovvietà di bandire i concorsi per tentare di coprire il turn over, senza peraltro riuscirci se si guarda alle carceri, servono provvedimenti immediati per deflazionare la densità detentiva, potenziare gli organici della Polizia penitenziaria, ristrutturare gli edifici, implementare le tecnologie e gli equipaggiamenti, garantire l’assistenza sanitaria e avviare riforme di sistema”, conclude De Fazio.



