Roma, 25 Sett. – “Indubbiamente la Casa di Reclusione di Milano Bollate rappresenta ancora un modello da imitare nel panorama delle carceri nazionali, sebbene nel corso del tempo per una serie di contingenze abbia subito un ridimensionamento rispetto alle ambizioni inziali, permane chiara ed evidente la vocazione trattamentale, anche con una serie di impieghi in lavoro vero che non solo aiutano a rendere dignitose e umane le condizioni detentive, ma abbattendo la recidiva danno un senso alla pena nell’alveo del dettato costituzionale. Non di meno, il seppur contenuto sovraffollamento, sono 1.383 i reclusi presenti a fronte di 1.266 posti, e soprattutto la gravissima mancanza di agenti della Polizia penitenziaria, 414 unità in servizio, di cui 130 non impiegate nelle sezioni detentive, quando ne sarebbero necessarie almeno 681, mettono a dura prova la tenuta organizzativa che si regge solo sul sacrificio, la dedizione e la capacità del personale e di chi lo dirige. A complicare ulteriormente le cose, oltre che a intristire le nostre coscienze, due bambini di pochi mesi in cella con le loro mamme”.
Lo dichiara Gennarino De Fazio, Segretario Generale della UILPA Polizia Penitenziaria, in esito a un sopralluogo effettuato stamani, con una delegazione di dirigenti nazionali e territoriali del sindacato, presso il carcere milanese di Bollate.
“Anche a Bollate, nonostante la disponibilità e l’impegno del Direttore e dei Dirigenti della Polizia penitenziaria, gli agenti sono mortificati nel morale e stremati nelle forze, sottoposti a carichi di lavoro proibitivi e trattenuti in servizio anche per 12 ore consecutive. In queste condizioni a risentirne non è solo la qualità e l’efficacia del servizio svolto, ma anche la qualità del servizio reso con tutte le consequenziali ricadute sull’organizzazione delle attività, pure di carattere industriale (vi sono persino detenuti assunti in lavorazioni metalmeccaniche)”, spiega il Segretario della UILPA PP.
“Il rinomato progetto Bollate non deve essere smarrito, ma anzi rivitalizzato, rilanciato e reimpiantato su larga scala. Ma per farlo bisogna investire sulle strutture, sul personale, alla Polizia penitenziaria impiegata nelle carceri mancano 20mila agenti, deflazionando la densità detentiva, a oggi 63.137 detenuti sono stipati in 46.567 posti e, non ultimo, aggiungiamo, evitando qualcosa che il pensiero non considera e rifiuta, i bambini in cella”, conclude De Fazio.



