Comunicato stampa ROMA, 07/01/2022“I dati circa i contagi da COVID-19 nelle carceri forniti dall’Ufficio Attività Ispettiva e di Controllo del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria con i suoi report sembrano non aggiornati e/o imprecisi. Rispetto al numero di positivi al virus presso la Casa Circondariale di Verona, solo per fare un esempio concreto, possiamo confermare sostanzialmente i nostri dati, divulgati già nei giorni scorsi, e pressoché coincidenti con quelli forniti dal Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria per il Triveneto. In maniera a dir poco singolare, infatti, mentre il DAP, rispetto a Verona, segnava 73 detenuti positivi il 3 gennaio scorso e ne indicava 95 alla data di ieri, il Provveditorato regionale per il Triveneto ne riportava 136 al 5 gennaio 2022 (numeri fornitici oggi). Anche per gli operatori di Polizia penitenziaria registriamo incongruenze; se il DAP indica 26 positivi, il PRAP conferma il numero, ma aggiunge 10 unità ‘allontanate’ perché sintomatiche e ulteriori 11 unità ‘allontanate’ precauzionalmente”.

             Lo afferma Gennarino De Fazio, Segretario Generale della UILPA Polizia Penitenziaria, a proposito dell’ultimo report circa i dati del contagio da SARS-CoV-2 nelle carceri e che, rispetto al precedente, fa segnare un aumento prossimo al 30 percento dei positivi al virus in soli tre giorni.

            “Già in passato avevamo rilevato e segnalato anche formalmente un disallineamento fra i dati forniti dal competente Ufficio del DAP e quelli reali; problema che evidentemente permane e rischia di far sottovalutare l’emergenza. Sia chiaro – precisa il Segretario della UILPA PP –, diamo atto agli attuali Vertici del DAP del massimo sforzo di trasparenza, non facendoci mancare alcun dato fra quelli che chiediamo qualche volta pure informalmente e per le vie brevi; tuttavia, è evidente che qualcosa non funzioni a dovere e che il dato del contagio nelle carceri, complice verosimilmente la variante Omicron, ma soprattutto a causa della sostanziale incuria del Governo, potrebbe essere molto peggiore di quello indicato”.

            “Peraltro – ragiona De Fazio –, se la prima ondata della pandemia aveva colto tutti di sorpresa, se nella seconda ondata si è fatto quel che si poteva e se con la terza si è riusciti in qualche misura a tenere i contagi in linea con l’andamento esterno, per la quarta, attesi soprattutto il green pass, il vaccino, reso obbligatorio per gli operatori, e una migliore conoscenza del virus, ci si aspettava che in un luogo controllato per antonomasia, come dovrebbe essere in teoria il carcere, ci fossero risposte migliori. Invece non è affatto così e probabilmente si va peggio che nel resto del Paese”.

            “Questo perché – spiega – mentre per il resto del Paese il Governo ha introdotto e sta per introdurre nuove misure per fronteggiare la variante Omicron, nel carcere, al di là di un obbligo vaccinale per gli operatori, si utilizzano strumenti e protocolli di sicurezza non più adeguati. Niente green pass per utenti e visitatori e nessuna dotazione di mascherine FFP2, che non sono obbligatorie e il personale, se vuole utilizzarle, deve acquistarle in proprio spendendo più dell’indennità di specificità per il Corpo di polizia penitenziaria prevista dal contratto di lavoro rinnovato a dicembre a pari e 90 centesimi netti per turno di servizio”.

 

            “Da ciò che trapela, per giunta, neanche con il decreto approvato nella riunione del Consiglio dei Ministri dell’altro ieri verrebbero adottati provvedimenti specifici per le carceri. Se tutto ciò fosse confermato, sarebbe gravissimo e pericoloso e, se le cose dovessero andar male – chiosa De Fazio –, l’Esecutivo dovrebbe assumersene interamente le responsabilità”.