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Roma, 12 set.“Apprendendo delle dichiarazioni a Radio24 del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Carlo Renoldi, ci sentiamo di condividere l’idea che i suicidi nelle carceri possano non essere diretta conseguenza, tutti e comunque, della sola condizione detentiva, riteniamo però che essa certamente incida in maniera significativa e soprattutto che l’Amministrazione guidata da Renoldi e lo Stato dovrebbero essere in grado di preservare l’incolumità e la vita degli esseri umani che vengono a essi affidati”.

         Lo dichiara Gennarino De Fazio, Segretario Generale della UILPA Polizia Penitenziaria.

         “Peraltro, se è vero che nei periodi di maggiore affollamento delle carceri la percentuale dei suicidi in cella era nettamente più bassa di quella record, in negativo, del 2022, è altresì inconfutabile che le modalità, i livelli di sorveglianza e di sicurezza, pur problematici, erano del tutto diversi e non si era avviato il progetto di vigilanza dinamica, poi naufragato e divenuto nell’attuazione pratica una farsa in cui sono stati i detenuti a diventare dinamici e con possibilità di gestire traffici, malaffare e sopraffazioni, alla base anche delle feroci e quotidiane aggressioni agli operatori, mentre la sorveglianza è rimasta statica perdendo gran parte della sua efficacia”, spiega il Segretario della UILPA PP.

         “Abbiamo stima per il Capo del DAP e diciamo da tempo che gli atavici mali, ormai in metastasi, che affliggono il mondo penitenziario non sono risolvibili, se non i minima parte, per via amministrativa; non per questo, però, pensiamo che si possa sminuirne la portata e continuare somministrare placebo, come avviene da troppo tempo”, rincara il sindacalista.

         Servono analisi compiute di tutti gli eventi avversi i cui dati dovrebbero essere accessibili mentre continuano a essere secretati, pure a fronte di nostre richieste specifiche, dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria che evidentemente pensa di poter compiere improbabili studi di parte su questioni che attengono all’idea stessa di giustizia e, paradossalmente, di libertà, nonché di diritto alla salute e alla vita. Invitiamo il Presidente Renoldi a ostendere le informazioni che ripetutamente abbiamo richiesto e a farsi promotore di immediate iniziative finalizzate a migliorare le condizioni delle carceri in senso lato, dando impulso a provvedimenti che possano ripristinare accettabili livelli di sicurezza e affinché venga rinforzato l’organico del Corpo di polizia penitenziaria, mancante di 18mila unità”, conclude De Fazio.

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