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“Scene da brivido quest’oggi al carcere genovese di Marassi. Verso le ore 13.00 un centinaio di detenuti si sono affrontati ai passeggi in due fazioni contrapposte formate da sud americani ed albanesi ed armate da coltelli rudimentali auto-costruiti. Solo l’immediato e professionale intervento della Polizia penitenziaria ha evitato il peggio, limitando la conta dei feriti – si fa per dire – a 20 ristretti che, per quello che si è appreso, sono stati visitati e curati nell’infermeria del carcere.” 

A darne notizia è Angelo Urso, Segretario Generale della UILPA Penitenziari, che aggiunge: “Ormai gli eventi critici dall’inizio dell’anno non si contano più a Marassi – che si conferma uno degli istituti penitenziari più caldi – come nel resto del Paese. È assolutamente necessario che il Governo assuma misure straordinarie rifuggendo dall’idea che l’emergenza penitenziaria sia superata semplicemente e semplicisticamente con la ‘favoletta’ dei tre metri quadri garantiti a ciascun detenuto. Nonostante qualche possibile contraddizione, cogliamo con favore la circolare diffusa qualche giorno fa dal Capo del DAP in tema di modalità di esecuzione della pena, ma non ci sfugge che interviene dopo ed anche a conferma di una lunga serie di direttive che sono ancora lungi dall’essere attuate e si scontrano da un lato con i tagli economici che non permettono di investire compiutamente negli ammodernamenti e le nuove tecnologie e dall’altro, non di rado, con la riottosità ad attuarle di qualche dirigente”. 

“La Polizia penitenziaria  – prosegue Urso –, sottodimensionata, sovraccaricata da compiti e lavoro e malpagata, è ormai allo stremo delle forze ed ancora in attesa di vedere aperto il confronto con il Ministro Orlando ed il Capo del DAP Consolo sulle condizioni operative e lavorative. Anche oggi, solo grazie alla professionalità auto-acquisita (i corsi di formazione ed aggiornamento sono pressappoco un miraggio e curano quasi esclusivamente l’aspetto trattamentale trascurando quello operativo) è uscita in qualche modo indenne dagli accadimenti di Genova, sempreché gli schizzi ematici di cui molti operatori sono stati investiti non producano contagi o altre conseguenze. Perché, altra nota dolente, non va sottaciuto che gli operatori in prima linea sono quasi sempre sprovvisti di mezzi di protezione individuale e la sicurezza sui luoghi di lavoro, negli istituti penitenziari, troppo spesso non assurge neppure ad enunciazione di principio”

“Auspichiamo pertanto – conclude il Segretario Generale della UILPA Penitenziari – che, anche prendendo spunto dall’ultima circolare emanata dal Capo del DAP, si dia concretamente vita ad un confronto serrato che metta al centro il lavoro della Polizia penitenziaria riconoscendo una volta per tutte che non si può prescindere dalla qualità di esso per addivenire ad un sistema penale, di cui l’esecuzione è il terminale, efficacie, efficiente ed al passo con i tempi” .

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