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Scarica qui il comunicato stampa - ROMA, 07 maggio 2019. - Ancora disordini e violenze nelle carceri nostrane. Questa mattina nel penitenziario romano di Regina Coeli a far scattare l’allarme sono stati una quarantina di detenuti della “terza sezione” che, contrapposti in due fazioni formate da albanesi e nord africani, si sono affrontati ai passeggi dandosele di santa ragione anche con spranghe e bastoni ricavate da arredi che avevano precedentemente divelto. Solo grazie al prodigioso intervento dei pochi uomini del Corpo di polizia penitenziaria in servizio, coordinati dal Comandante del Reparto, e alla loro inventiva la situazione è stata ricondotta alla normalità ed è stato possibile evitare conseguenze più pesanti, pur essendovi stati dei detenuti rimasti contusi.

A riferirlo è Gennarino De Fazio, per la UILPA Polizia Penitenziaria nazionale, che dichiara: “ormai i disordini e i tumulti sono all’ordine del giorno nelle nostre carceri, che invece da fungere da luogo di redenzione, evidentemente, troppo spesso diventano un palestra del crimine per l’evidente e conclamata incapacità della politica e dell’Amministrazione penitenziaria di individuare un percorso che consenta di superare l’emergenza, perdurante da troppo tempo, e inverta la rotta nella direzione di carceri efficienti, salubri che ridiano dignità e senso alla pena e, non ultimo, siano rispettose dei requisiti minimi di sicurezza per l’utenza e gli operatori. Solo qualche settimana fa analogo o persino più grave episodio si è registrato a Salerno, ma sarebbe lungo elencare la sequela di disordini, violenze e aggressioni alla Polizia penitenziaria che con cadenza pressoché quotidiana si registrano nelle carceri dal nord al sud del Paese”.

“Lo ripetiamo da mesi – continua De Fazio – la crisi emergenziale delle carceri non può essere affrontata come se si trattasse di una semplice e ordinaria criticità; disporre il trasferimento dei detenuti colpevoli di violenze, come pure sta facendo il Capo del DAP Basentini, è di certo utile, ma non è risolutivo e non incide sulla prevenzione; occorre invece reingegnerizzare i modelli organizzativi e i processi pure riconsiderando alla radice le modalità attuative della sorveglianza dinamica, potenziare e rimodulare gli organici della Polizia penitenziaria, investire sulle tecnologie e sulla strumentazione, puntare all’introduzione nel codice penale di uno specifico reato per chi commette violenze in stato di detenzione”.

 “Prendiamo anche atto – conclude il Segretario della UILPA PP – della costituzione a opera del Capo del DAP di un ‘gruppo di esperti’ per l’elaborazione di proposte in tal senso, ma – come ho avuto modo di dire personalmente al Pres. Basentini – non vorremmo che, mentre il medico studia, l’eterno ammalato morisse. Invitiamo pertanto nuovamente il ministro Bonafede a istituire una sorta di unità di crisi e a coordinare un tavolo di confronto permanente fra il DAP, il DGMC e le Organizzazioni Sindacali che favorisca l’individuazione e l’introduzione di misure immediate anche per l’imminenza dell’estate, che altrimenti si prospetta incandescente per la sicurezza penitenziaria”.

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