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Comunicato stampa  -  ROMA, 24 ottobre 2019 Era il 6 giugno di quest’anno quando il Capo del DAP, Francesco Basentini, audito dalla Commissione parlamentare antimafia, riferiva che era in fase di ultimazione una circolare perché – relazionava – “si vuole ridisegnare la parte relativa alla custodia; fermo restando l'esistenza dei circuiti, si vuole adottare un nuovo e diverso sistema gestionale perché abbiamo diversi problemi all’interno delle carceri e la tenuta della sicurezza è un obiettivo imprescindibile”. A tal uopo, peraltro, nell’aprile precedente era stato istituito un apposito Gruppo di lavoro ed era stato avviato il confronto con le Organizzazioni Sindacali del settore. Proprio nel corso della discussione con il sindacato, il 24 giugno, il Capo del DAP aveva annunciato l’imminente trasmissione della circolare riorganizzativa per l’acquisizione di eventuali pareri sia delle organizzazioni sindacali sia dei Provveditori Regionali dell’Amministrazione Penitenziaria, salvo comunicarne qualche settimana più tardi la sospensione a causa del periodo feriale che ne avrebbe condizionato la migliore esecuzione.

         Questa la cronistoria, ricostruita da Gennarino De Fazio, per la UILPA Polizia Penitenziaria nazionale, in merito alla riorganizzazione dei circuiti penitenziari, annunciata e mai avviata.

         De Fazio spiega: nelle carceri il clima è ormai sempre più irrespirabile; al sovraffollamento detentivo, calcolato al 128% rispetto ai posti disponibili, ma sottostimato perché non tiene conto di sezioni e locali momentaneamente chiusi, fa da contraltare la carenza e il sottodimensionamento degli organici della Polizia Penitenziaria che potrebbe attestarsi a ben oltre le 15.000 unità in meno proprio a seguito delle quantificazioni che stanno risultando dai lavori dello stesso Gruppo istituito dal Capo del DAP. In tale situazione, va da sé che nonostante la sistematica compressione e, non di rado, la lesione dei diritti contrattuali degli operatori non si riesca a garantire l’efficacia e l’efficienza dei servizi affidati alla Polizia penitenziaria e si sviliscano i principi sanciti dall’art. 27 della Costituzione.

         Il resto – prosegue De Fazio – ce lo raccontano le cronache: non passa giorno in cui nelle nostre carceri non si registrino soprusi e violenze di ogni genere, più propri di teatri di guerra, con costanti aggressioni ai danni di poliziotti penitenziari, che talvolta, magari, potrebbero favorire se non causare eventuali degenerazioni. Lo ripetiamo, se vi sono eccessi o, peggio, reati commessi da appartenenti alla Polizia penitenziaria vanno prontamente individuati e perseguiti, anche perché offuscano l’impareggiabile lavoro della totalità dei colleghi che ogni giorno garantiscono, quasi in esclusiva, la legalità e l’umanità nelle frontiere penitenziarie. Tuttavia, è persino ovvio che nulla nasca per caso e che se degenerazioni vi sono il sistema non è in grado di prevenirle ed evitarle.

         E allora ci chiediamo e domandiamo – conclude il responsabile della UILPA Polizia Penitenziaria – se la riorganizzazione gestionale dei circuiti detentivi e l’obiettivo della tenuta della sicurezza siano naufragati con le manovre politiche estive o se siano ancora una priorità imprescindibile del Capo del DAP e, soprattutto, del Ministro Bonafede; perché in caso contrario non potremmo esimerci dal ricorrere anche alla mobilitazione per richiamare l’attenzione del Governo e sensibilizzare l’opinione pubblica.

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