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          ROMA 08/03/2020. “Con il DPCM del 4 marzo scorso il Governo ha disposto la sospensione delle attività didattiche nelle scuole, di ogni ordine e grado, con esclusione, fra le altre, di quelle dei ministeri dell’Interno e della Difesa. Dopo un primo momento di sconcerto e forti dubbi, in cui si era pensato che si dovessero sospendere le attività didattiche presso le scuole formative della Guardia di Finanza e del Corpo di polizia penitenziaria, si è lasciato intendere che si sarebbe trattato di una mera ‘dimenticanza’ dovuta all’urgenza di redazione dell’atto e, pertanto, le lezioni sono proseguite in attesa di un’integrazione del decreto. Con il DPCM di stanotte, tuttavia, sono state ricomprese, nell’esenzione dalla sospensione, le attività delle scuole del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ma non anche quelle del Ministero della Giustizia”. 

         È quanto denuncia Gennarino De Fazio, per la UILPA Polizia Penitenziaria nazionale, che poi aggiunge: nel grave momento che sta vivendo il Paese, quella che davvero dovrebbe essere evitata è l’incertezza e la confusione che induce al panico e, oserei dire, persino ‘all’allarme’, nelle sue diverse accezioni e conseguenze. Gli operatori del Corpo di polizia penitenziaria in servizio presso le scuole di formazione e le centinaia di allievi e Agenti in prova che stanno frequentando i corsi, ma, temiamo, gli stessi vertici dell’Amministrazione penitenziaria, non riescono a comprendere il da farsi. D’altronde, delle due l’una: o, stando al tenore letterale del decreto le attività presso le scuole della Polizia penitenziaria vanno sospese immediatamente o, per la seconda volta consecutiva in pochi giorni, il Governo si è dimenticato del Corpo di polizia penitenziaria e del Ministero della Giustizia”.

         “È chiaro – rimarca De Fazio – che, se venisse confermata la seconda ipotesi, sarebbe davvero imbarazzante per il Ministro Bonafede che, del resto, per quanto ci riguarda, motivi di imbarazzo dovrebbe averne diversi. Mentre se fosse vera la prima, qualcuno dovrebbe spiegare i motivi della differenziazione.

         “Ribadiamo – conclude il leader della UILPA Polizia Penitenziaria – che non è assolutamente il momento delle polemiche o dei distinguo di qualsiasi natura e noi per primi ci stiamo rimboccando le maniche, sia come dirigenti sindacali sia come appartenenti alla Polizia penitenziaria, ma proprio per questo non sono tollerabili superficialità e improvvisazioni da chi detiene le responsabilità collettive. Auspichiamo e chiediamo, pertanto, che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, il Ministro Bonafede e il Governo facciano immediata chiarezza”.

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