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Comunicato stampaROMA 18/11/2020“Stanno destando un certo clamore, non solo fra gli addetti ai lavori, le frasi pronunciate ieri sera, durante la puntata della trasmissione televisiva di LA7, Otto e Mezzo, condotta da Lilli Gruber, dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri. In particolare, il noto magistrato antimafia, nell’ambito di un articolato ragionamento, a mo’ d’esempio, ha lamentato la mancata installazione nelle carceri di apparecchiature idonee a inibire l’uso di telefoni cellulari, indicando ciò come la misura più efficace a fronte di altre. Nel farlo, ci pare di poter dire che abbia anche riferito che questo non sarebbe stato realizzato poiché, a detta di qualcuno non chiaramente indicato (in una riunione importante), impedirebbe l’uso dei telefoni cellulari anche alla Polizia penitenziaria, aggiungendo, sempre per quanto da noi compreso, in un’iperbole: “…immaginate a mettere un inibitore di telefonini sul tetto di un carcere, ci sarebbe la rivolta della Polizia Penitenziaria perché invece di controllare quello che succede nelle carceri si mette a giocare col telefono? … ”.

 “A noi – commenta Gennarino De Fazio Segretario Generale della UILPA Polizia Penitenziaria – è sembrato d’intendere che il Procuratore Gratteri, lamentando la mancata adozione di una norma che andasse nella direzione da lui indicata, abbia voluto portare a paradosso l’incongruenza della risposta fornitagli e non abbia affatto voluto insinuare, come da alcuni sostenuto, comportamenti poco professionali o, addirittura, illeciti e generalizzati di appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria”.

 “D’altronde, – prosegue il leader della UILPA PP –, come di certo a conoscenza del Procuratore Gratteri, non solo gli appartenenti alla Polizia penitenziaria, al pari delle altre figure professionali che operano in carcere, per le disposizioni vigenti non possono introdurre all’interno degli istituti penitenziari telefoni cellulari, ma sono fra i primi, unitamente alle Organizzazioni Sindacali che li rappresentano, che auspicano l’installazione di apparecchiature capaci di schermare le carceri per impedire ai detenuti l’utilizzo di strumenti di comunicazione fraudolenta”.

 “Peraltro, il Procuratore Gratteri, da me raggiunto telefonicamente – assicura De Fazio – ha confermato la nostra interpretazione che, ha detto il magistrato, sarà sua premura precisare in prossime apparizioni televisive, ed ha espresso parole di grande apprezzamento verso le donne e gli uomini del Corpo di polizia penitenziaria di cui conosce personalmente sacrificio e impegno”.

 “Vi è comunque d’aggiungere – spiega ancora il Segretario della UILPA PP – che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria utilizza apparecchi di telefonia cellulare per consentire ai ristretti che ne abbiano diritto e previamente autorizzati le videochiamate, anche sostitutive dei colloqui in presenza, con i rispettivi congiunti”.

 Al contrario – conclude il sindacalista con una punta di sarcasmo –, a riguardo dei mezzi di comunicazione interna, si sappia che, in alcune carceri, altro che cellulari o telefono con la rotellina, poco ci manca che la Polizia Penitenziaria debba ricorrere ai segnali di fumo!”

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