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ROMA, 28 ottobre 2017 – ancora una romanzesca triplice evasione, stanotte, dal carcere di Favignana dove tre detenuti italiani, un ergastolano e due con fine pena 2032 e 2037, dopo aver segato le sbarre della cella sono riusciti a far perdere le loro tracce.  I tre ovviamente sono freneticamente ricercati dalla Polizia penitenziaria e dalle altre Forze dell’Ordine.

Angelo Urso, Segretario Generale della UILPA Polizia Penitenziaria, commenta così: “Ci risiamo! Ancora una volta non resta che lanciare un grido di allarme, nella speranza che questa volta possa in qualche modo richiamare l’attenzione del Governo. Il sovraffollamento continua ad essere un problema irrisolto, le carenze strutturali idem e quelle tecnologiche nemmeno a parlarne.”

Il carcere non può essere al centro dell’attenzione solo per le questioni che attengono alle modifiche dell’ordinamento penitenziario o quando accadono eventi come questo che screditano la Polizia Penitenziaria.

Bene i provvedimenti adottati dal Ministro della Giustizia utili a recuperare unità di Polizia Penitenziaria all’interno delle carceri, così come positive, se realizzate, saranno le assunzioni già programmate e annunciate, ma questo non basta – prosegue Urso – serve proclamare lo stato di emergenza delle carceri e in ragione di ciò adottare provvedimenti straordinari utili a rivederne l’organizzazione interna e ad incrementare e rafforzare gli apparati di sorveglianza e sicurezza passiva. Nel frattempo si potrebbe utilizzare l’esercito per presidiare i muri di cinta delle carceri in attesa, appunto, di migliorare i sistemi di allarme e di anti scavalcamento che evidentemente richiedono stanziamenti straordinari”.

Avanti di questo passo da un lato non c’è certezza della pena e dall’altro del diritto per la Polizia Penitenziaria di lavorare all’interno di un sistema efficace ed efficiente.

“Al di la delle responsabilità che eventualmente verranno verificate dai successivi accertamenti – chiude il leader della UIL -non è pensabile avere un sistema incapace di ovviare ad un errore umano. Non è possibile vedere che tre detenuti segano le sbarre di una cella e una volta fuori nessun sistema di allarme intercetta la loro presenza sui tetti e finanche sul muro di cinta.”

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