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Urso, Segretario generale: “Troppi reati: prima di parlare di reinserimento sociale bisogna pensare a progetti di educazione intramurale”

Quasi 8000 aggressioni in un anno (elaborazioni dati anno 2016) a cui si affiancano poco meno di 10.000 casi di autolesionismo e circa 11 mila manifestazioni di protesta non collettiva: gli eventi critici all’interno delle carceri sono in continuo aumento. Vicino ad un organico che decresce di pari passo all’aumentare del lavoro, delle criticità e dei nuovi sistemi di sicurezza, aumentano gli episodi che disturbano la vita all’interno degli istituti penitenziari creando problematiche ai detenuti e agli agenti in servizio. Litigi, episodi di violenza ma anche proteste ed evasioni sono fenomeni che raggiungono numeri importanti sono un segnale di come le problematiche legati alla vita nelle galere, senza gli adeguati mezzi e la professionalità del personale che vi lavora, rappresenti un vero pericolo, sia per i detenuti stessi che per i poliziotti in servizio. “Sono dati significativi, che oltre a mettere in evidenza come la disparità numerica derivante dall’alto numero di detenuti rispetto ad un organico fermo da troppo tempo, si ripercuote sulla qualità del lavoro di chi rappresenta lo Stato all’interno del carcere, devono far pensare sul ruolo delle strutture penitenziarie – sostiene Angelo Urso, segretario generale della Uil Polizia Penitenziaria- Se il carcere deve rieducare e tra le sue mura si registrano situazioni di violazioni delle regole di civile convivenza, c’è bisogno di mettere mano alla loro gestione-organizzazione. Se le persone non rispettano le regole all’interno del carcere come si può pensare che lo facciano una volta scontata la pena?  Prima del reinserimento sociale bisogna pensare a progetti di educazione intramurale”.

Ad oggi, nei reati, il primato lo detengono gli stranieri: le colluttazioni hanno coinvolto 3.051 italiani rispetto 3.501 stranieri, così come il rapporto nei ferimenti è di 405 a 544. “La gestione dei detenuti stranieri deve essere rivista – prosegue Urso – hanno una cultura diversa dalla nostra e regole di civile convivenza differenti da quelle che abbiamo noi. Questo inquina i rapporti di relazione interna: un italiano in cella con straniero fa fatica a convivere e quando per questioni di sovraffollamento si mischiano è più facile che questi litighino tra loro. Anche all’interno dei detenuti stranieri bisognerebbe dividerli in base alle etnie: le forme di xenofobia più importanti sono quelle dei cittadini dell’est nei confronti di carcerati magrebini o provenienti dalle regioni centrali dell’Africa”.

Solo nei tentati omicidi gli italiani superano gli extracomunitari con un rapporto di 3 a 1. Voce da non tralasciare, invece, è quella dell’autolesionismo, una forma di protesta e allo stesso tempo una pretesa di attenzione quando le rivendicazioni del detenuto, per vari motivi non viene accettata. “Quanto più è alta la percentuale dei detenuti stranieri – spiega Urso – tanto più sono numerosi gli atti di autolesionismo. Al contrario, i suicidi sono sintomatici di un senso di appartenenza a una comunità, un senso di vergogna che nella propria patria galera porta più italiani a commettere tragici gesti”.   

Le proteste sono un’altra situazione di disagio per la vita all’interno del carcere: oltre 100 mila persone hanno protestato. Nelle proteste “non collettive” 1.992 hanno rinunciato a vitto e terapie (la forma più diffusa di protesta) mentre 2.190 hanno sfogato la loro rabbia in danneggiamenti dei beni dell’amministrazione.

Per quanto riguarda, invece, le “proteste collettive” 96.327 detenuti coinvolti, portate avanti rifiutando il cibo o con le rumorose percussioni di oggetti contro i cancelli o le inferiate. Oltre 43 mila hanno protestato contro le condizioni di vita in carcere e 52618 a favore o contro le misure legislative.

Un capitolo importante lo ricopre la voce evasione. La maggioranza delle evasioni dal carcere viene effettuata da detenuti stranieri (5 a 1) mentre i casi che vedono gli italiani evadere sono quelle situazioni tipo permessi premio o da situazione di semilibertà.

Qui il comunicato stampa in pdf
Allegate le tabelle per regione


Rilanci delle agenzie stampa

Carceri: 5 evasioni da istituto, 118 allontanamenti nel 2016

(V. "Carceri: Uilpa, 8mila aggressioni..." delle 17.53)

ROMA

(ANSA) - ROMA, 3 MAR - Le evasioni da istituto, ossia quelle classiche, con il detenuto che fugge dal carcere, eludendo la sicurezza, sono state cinque nel corso del 2016 e tutte

concentrate in una sola struttura: il carcere romano di Rebibbia. Ma a questi casi si aggiunge una miriade di altre forme di evasione, con detenuti che si allontanano approfittando

della semilibertà, del lavoro esterno, del permesso premio, del permesso chiesto per specifiche necessità o che non fanno rientro in carcere, per un totale di 118 episodi di fuga. Casi

che comunque impegnano gli agenti e le forse di polizia nelle ricerche di soggetti che si sottraggono alla detenzione. E' quanto emerge dai dati censiti e pubblicati on line da Uilpa

Polizia Penitenziaria. (segue)


Carceri: 5 evasioni da istituto, 118 allontanamenti nel 2016 (2)

ROMA

(ANSA) - ROMA, 3 MAR - Il sindacato ha elaborato dati del Dap-Ministero della Giustizia e ha realizzato schede regione per regione.

Questo il quadro che ne esce nelle regioni interessate lo scorso anno da episodi di questo tipo (non si sono registrati casi in Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Molise e

Valle d'Aosta).

In Abruzzo: 1 evasione da permesso premio, 12 mancati rientri. In Campania: 6 da permesso premio, 1 da lavoro esterno, 5 da semilibertà e 2 mancati rientri.

In Emilia Romagna: 3 da permesso premio, 5 da lavoro esterno, 6 mancati rientri.

In Lazio: 5 evasioni da istituto, 2 da permesso premio, 1 da lavoro esterno, 2 dalla semilibertà.

In Liguria: 2 da permesso premio, 1 da permesso per necessità, 1 da lavoro esterno.

In Lombardia: 4 da permesso premio, 1 da permesso per necessità, 9 da lavoro esterno, 3 dalla semilibertà.

Nelle Marche: 1 da permesso premio

In Piemonte: 1 da permesso premio, 1 da lavoro esterno, 1 da semilibertà. In Puglia: 1 da permesso premio, 1 da lavoro esterno, 1 da semilibertà, 2 da mancati rientro.

In Sardegna: 4 da permesso premio, 1 da permesso necessità, 2 da lavoro esterno, 2 da mancato rientro.

In Sicilia: 2 da permesso premio, 6 da mancati rientri.

In Toscana: 3 da permesso premio, 1 da lavoro esterno, 2 da mancato rientro.

In Trentino Alto Adige: 4 da permesso premio, 1 da permesso necessità. In Umbria: 2 da permesso premio, 1 da semilibertà.

In Veneto: 1 da lavoro esterno, 5 da mancati rientri.

(ANSA).


Carceri: Uilpa, 8mila aggressioni e 11mila proteste nel 2016 Sindacato ha realizzato analisi su dati Dap-Ministero Giustizia ROMA
(ANSA) - ROMA, 3 MAR - Quasi 8.000 aggressioni, 10.000 casi di autolesionismo, 11 mila manifestazioni di protesta non collettiva con 1.992 detenuti che hanno rinunciato a vitto e

terapie (la forma più diffusa di protesta) e 2.190 che hanno danneggiato i beni dell'amministrazione; e inoltre proteste collettive, messe in atto rifiutando il cibo o con la percussioni di oggetti contro cancelli o inferiate, che hanno coinvolto 96.327 detenuti. Sono le cifre sugli eventi critici nelle carceri italiane censiti da Uilpa Polizia Penitenziaria sulla base dei dati del Dap-Ministero della Giustizia e pubblicati sul sito dell'organizzazione sindacale. Ad oggi, nei reati commessi dietro le sbarre, il primato lo detengono gli stranieri: le colluttazioni hanno coinvolto 3.051

italiani rispetto 3.501 stranieri, così come il rapporto nei ferimenti è di 405 a 544. Anche la maggioranza delle evasioni dal carcere viene effettuata da detenuti stranieri (5 a 1). Nei

tentati omicidi sono invece gli italiani a superare gli extracomunitari con un rapporto di 3 a 1. (ANSA).

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Carceri: Uilpa, 8mila aggressioni e 11mila proteste nel 2016 (2) ROMA
(ANSA) - ROMA, 3 MAR - Uilpa descrive un fenomeno in

"continuo aumento". "Se le persone non rispettano le regole all'interno del carcere come si può pensare che lo facciano una volta scontata la pena? Prima del reinserimento sociale bisogna

pensare a progetti di educazione intramurale", osserva il segretario del Uilpa Penitenziaria, Angelo Urso, denunciando "la disparità numerica tra l'alto numero di detenuti rispetto e un

organico fermo da troppo tempo".

Il sindacato ha realizzato schede che offrono una panoramica regione per regione. I numeri più eclatanti sono ovviamente quelli legati ai territori in cui anche la popolazione

carceraria è più alta. Nelle carceri della Campania, ad esempio, lo scorso anno si sono registrate complessivamente 897 risse, 76 ferimenti, 770 casi di autolesionismo, 87 tentati suicidi e 2

suicidi. In Lombardia le risse sono state 780, i ferimenti 94, gli episodi di autolesionismo 944, i tentati suicidi 91 a cui si aggiunge un suicidio. In Lazio si sono verificate 661 risse, 71

ferimenti, 653 episodi di autolesionismo, 79 tentati suicidi e 5 suicidi. In Sicilia si sono contate 715 risse, 66 ferimenti, 529 casi di autolesionismo, un tentato omicidio, 95 tentati suicidi

e 3 suicidi. In Toscana ci sono state 630 risse, 105 ferimenti, 3 tentati omicidi, ben 1.115 casi di autolesionismo, 124 tentati suicidi e 6 suicidi. (ANSA).

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--- statistiche presenze l 6 marzo 2017 ---

CAPIENZA DETENUTI   50179

UOMINI                         47914

DONNE                         2265

STANZE NON DISPONIBILI  PER VARI MOTIVI 3342 PER UN TOTALE DI 4.955 POSTI


ORGANICO PREVISTO  POLIZIA PENITENZIARIA

PRIMA DELLA MADIA    45325

Prev. MADIA                   39610

Org. attuale                    36944

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