Nota n. 11.075 - Preg.ma Direttrice generale, si sta assistendo a ravvicinate ricognizioni, condotte dalla Direzione Generale del Personale del DAP, finalizzate all’individuazione di appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria, anche Allievi, in possesso di particolari titoli di studio e abilitazioni.
Dopo quella per individuare operatori che abbiano conseguito titoli di studio in materia informatica (nota m_dg.GDAP.09/07/2026.0320543.U), si è appreso di quella finalizzata a individuare Allievi dei ruoli non direttivi del Corpo in possesso di laurea specialistica o magistrale in p s i c o l o g i a c o n i s c r i z i o n e a l c o r r i s p o n d e n t e A l b o p r o f e s s i o n a l e ( n o t a m_dg.GDAP.16/07/2026.0331918.U).
Tutto ciò senza fornire alcuna informazione di merito, al di là della mera trasmissione delle note, alle Organizzazioni Sindacali.
Non sfuggirà alla S.V., peraltro, che non può certamente l’Amministrazione penitenziaria avvalersi di personale qualificato e persino abilitato a svolgere la professione senza retribuirlo in maniera adeguata, ma solo in relazione alla qualifica rivestita nel Corpo di polizia penitenziaria, addirittura anche di Allievo.
Tanto più che, com’è noto, il 7° comma, art. 24, d.l. n. 23/2026, convertito in l. 54/2026, prevede che: “Gli anni corrispondenti alla durata legale del corso di studi universitari sono computati per intero agli effetti della determinazione dello stipendio, in favore del personale della Polizia penitenziaria per la cui assunzione è richiesta una laurea”.
Non si vorrebbe, allora, che in questi casi l’Amministrazione penitenziaria non solo aggirasse di fatto le norme e i contratti di lavoro, ma che si verificasse anche un ulteriore sfruttamento degli operatori aggiuntivo a quello già perpetrato da anni con carichi di lavoro abnormi, con la copertura simultanea di più postazioni di servizio, con ferie non programmate e non retribuite, con lavoro straordinario imposto, ma pagato (quando va bene) meno di quello ordinario e molto altro ancora.
Anche perché, oltre a essere nella migliore delle ipotesi illegittimo (ma forse anche illegale), se ciò si realizzasse, difficilmente potrebbe essere accettato persino dagli ordini professionali cui si chiede siano iscritti.
Nondimeno, la questione attiene anche ad aspetti organizzativi, operativi e di impiego che non possono essere sottaciuti ai legittimi rappresentanti degli operatori.
Si prega pertanto la S.V. di voler fornire cortesi e circostanziate notizie in ordine ai motivi delle suddette e delle eventuali future ricognizioni, alle prospettive e alle sedi di impiego, ai criteri di valutazione e al trattamento economico corrisposto.
Nell’attesa, cordiali saluti.



