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Nota n. 9212 - Si è appreso che, con nota n. 0012694 odierna (che si allega opportunamente in copia), il Ministero dell’Interno, Dipartimento della Pubblica Sicurezza, nel procedere a una ricognizione della disciplina concernente l’ammissione alle mense di servizio, derivante dall’applicazione della legge n. 203/1989, ha diramato ulteriori indicazioni “al fine di garantire uniformità di trattamento al personale della Polizia di Stato sull’intero territorio nazionale”.

            Non sfuggirà peraltro alla S.V. che la disciplina vigente in tema di mensa obbligatoria di servizio per il personale della Polizia di Stato, sia di natura legislativa sia di carattere pattizio, è assolutamente comune a quella che regola la materia per gli operatori del Corpo di polizia penitenziaria, così come sono in buona parte assimilabili, per la Polizia di Stato e per la Polizia penitenziaria, le condizioni d’impiego.

            Tuttavia, in disparte più approfondite valutazioni rispetto ad ulteriori profili, salta immediatamente all’attenzione che per gli appartenenti alla Polizia di Stato è stata sancita l’ammissione, gratuita, alla mensa di servizio dei “volontariamente accasermati”.

            Così, al di là delle enunciazioni di principio e dei proclami per lo più formulati in occasioni pubbliche e in cui, con non poche dosi di captatio benevolentiae, si sostiene la pari dignità fra tutti gli operatori del comparto sicurezza e, in particolare, degli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria nei confronti dei colleghi della Polizia di Stato, occorre registrare pure sul trattamento economico omnicomprensivo che, oltre alle sperequazioni di natura negoziale sul FESI e a molte altre, si uniscono, doppiamente, quelle afferenti alla caserma e alla mensa di servizio.

            Se era già noto, difatti, che gli operatori della Polizia di Stato, a differenza degli appartenenti alla Polizia penitenziaria, non pagassero alcun canone o onere accessorio per l’utilizzo volontario della caserma, si sconosceva completamente quest’ulteriore disparità che, oltre a penalizzare gli operatori del Corpo, soprattutto, crea senso di frustrazione ed è certamente destinata ad aumentare la già siderale distanza fra la base che garantisce l’ordine, la sicurezza e la disciplina nelle carceri e chi l’amministra dietro comode scrivanie utilizzando la tastiera del PC prevalentemente per dettare norme sempre più restrittive (cfr. caserma; perdita presupposti legge 104/92; trattamento missione partecipanti corso V. Ispettore, etc.).

            Per quanto accennato, si prega la S.V. di voler procedere ad analoga ricognizione di tutta la disciplina che regola l’ammissione alla mensa di servizio per il personale del Corpo di polizia penitenziaria e di voler emanare urgentissime direttive che ve ne consentano l’accesso, gratuito, a tutti gli operatori accasermati, scongiurando qualsiasi tipo di penalizzazione rispetto agli omologhi della Polizia di Stato.

            Nell’attesa, molti cordiali saluti.                           

Allegati:
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