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Nota n. 8698 -  Con la presente nota devo purtroppo portare a conoscenza delle SS.LL. una serie di vicende e di comportamenti posti in essere dal direttore della casa circondariale di Lanciano nei confronti del nostro segretario regionale, a mio avviso, non solo antisindacali ma fin anche persecutori.

Gli sforzi profusi dalla UIL per modificare un clima di rapporti conflittuali non hanno sortito effetti e questo, purtroppo, determina la persistenza di un ambiente ostile che certo non aiuta il corretto rapporto di relazioni tra le parti. Si tratta di casi e di episodi di contrasto lasciati sfociare in aspre contese tra le parti, anzi in alcuni casi indotti, solo perché il sindacato è limitato nell’affermazione delle proprie ragioni e nella possibilità di contrastare l’adozione di comportamenti illegittimi e antisindacali.  A tal proposito va rilevata, infatti, l’assoluta inefficacia degli strumenti di garanzia previsti dalle vigenti normative contrattuali, laddove le delibere della prevista commissione regionale, sono puntualmente ignorate nonostante abbiano una efficacia immediata. Nel merito della questione osservo che nel maggio del 2017 la direttrice di Lanciano “decide” di istituire le unità operative (in verità il DPR n.82 le prevedeva fin dal 1999) e, in ragione di ciò, sottopone all’esame delle OO.SS. l’unificazione tra “ufficio servizi” e “segreteria”, sopprimendo il posto di servizio occupato dal sovrintendente/rappresentante UIL (segreteria). Pur avendo il sospetto che nella circostanza l’obiettivo era quello di “colpire” il predetto, ritenendo che una rondine non fa primavere, ci convincemmo dell’idea che si trattasse di una coincidenza e che non vi era nulla di personale, tanto da avallare l'accordo sindacale. A posteriori, però, va considerato come la violazione del principio di libertà del singolo si trasforma in una sottile insidia cui viene esposto il sindacato per l’effetto indirettamente intimidatorio che essa produce, fra gli altri colleghi, nell’ambiente di lavoro. L’accordo sindacale da cui discese il predetto provvedimento, per mitigarne i carichi di lavoro, prevedeva pure che la programmazione dei turni fosse demandata ai diversi responsabili delle altre unità operative e che l’ufficio servizi fungesse solo da collettore per la quadratura complessiva della programmazione. Contestualmente il responsabile dell’ufficio servizi rinunciò a gestire entrambi gli uffici e, quindi, il direttore non poté fare a meno di assegnarvi colui a cui era stato soppresso l’incarico e cioè il sovrintendente rappresentante UIL.  Alla fine di giugno del 2017 il direttore cambia le decisioni e dispone che la programmazione dei servizi sia restituita totalmente all’ufficio servizi, manifestando con ciò l’intenzione di sovraccaricare il responsabile per indurlo a lasciare l’incarico, dando tra l’altro concretezza a tutta una serie di espressioni e condotte che dimostrano una certa insofferenza nei confronti del sindacato, chiaramente ritenuto fastidioso, ed in particolare della UIL. Fino al punto che Il 13/9/2017 (allegato n.1) il sovrintendente, esasperato, produce un atto dove manifesta difficoltà nello svolgere la propria funzione, suggerisce la valutazione di accorgimenti adottabili e in alternativa chiede addirittura di essere avvicendato nell’incarico.  Il direttore nella circostanza non prende in esame la richiesta, però da quel momento comincia ad impartire la quasi totalità delle disposizioni di servizio direttamente agli addetti, trascurando il responsabile, con l’evidente conseguenza di ledere la dignità personale e professionale dello stesso delegittimandolo non solo agli occhi degli addetti, ma anche di tutto il personale che, evidentemente, vede e capisce il messaggio intimidatorio che simili comportamenti genera. Quel modo di agire, ad avviso di chi scrive, costituisce un effettivo e reale declassamento che va ritenuto quanto meno antisindacale, data l’innegabile efficacia prepotente e la conseguente diminuzione di prestigio che ne consegue per un rappresentante sindacale. L’interessato, in ogni caso, rimarca la questione attraverso una relazione di servizio che viene consegnata al direttore in data 14/10/2017 (all.2)  Nel frattempo interviene una delibera della commissione arbitrale regionale (all.3) che accogliendo un ricorso della UIL dichiara la violazione delle procedure concordate da parte del direttore. Delibera mai attuata nonostante diversi solleciti (all.4-5-6-7-8) rivolti sia al direttore che al provveditore regionale, che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) essere il garante del rispetto degli accordi e delle delibere in questione. La violazione delle procedure contrattuali, è bene rimarcarlo, lede la potenzialità dei lavoratori nel loro insieme e scoraggia o comunque rende inefficace l’organizzazione della loro autotutela in quanto gli obblighi assunti in sede di contrattazione non dovrebbero essere considerati quali meri adempimenti burocratici e formali, ma corrispondere ad un reale bilanciamento dell’equilibrio tra le parti. L’inosservanza di tali obblighi, perciò, costituisce attività antisindacale anche solo per la semplice ragione che è suscettibile di modificare ad opera di una sola delle parti l’equilibrio di forze sancito dalle regole contrattuali. Un motivo in più, quindi, per chiedere alle SS.LL di dimostrare con fatti e provvedimenti concreti la presa di distanza da comportamenti simili, che squalificano e mortificano tutta l’Amministrazione. Ma la storia evidentemente non è finita lì, perché trascorsi altri 4 mesi, in data 19/2/2018 (all.009), a seguito di un incontro sindacale il direttore accusa formalmente il sovrintendente di essere un dipendente infedele perché non l’avrebbe informata del fatto che dei 3 assistenti trasferiti a Lanciano solo 2 erano realmente giunti in sede. Peccato però che esistono tutte le comunicazioni relative ai trasferimenti, alle revoche ecc. regolarmente firmate dalla stessa direttrice. Probabilmente colta da un senso di impunità dettato dall’inerzia degli uffici superiori, continua imperterrita nell’azione di “demolizione” morale e professionale e a distanza di un mese, precisamente Il 9/3/2018 (all.10), dopo due riunioni sindacali (1/3/2018 e 8/3/2018), gli manda una comunicazione scritta nella quale lo “invita” a valutare le dimissioni dall’incarico per il solo fatto che dopo aver collaborato alla stesura del suo progetto come responsabile dell’ufficio servizi, avrebbe poi dovuto difenderlo e sostenerlo in sede sindacale. Alle ore 9.30 del 15/3/2018 gli revoca le password dell’ufficio servizi; alle ore 11.00 circa l’interessato chiede formalmente spiegazioni; alle ore 14.06 gli notifica un ordine di servizio che lo rimuove dall’incarico ricoperto (all.11)  Anche qui pare ovvio sostenere che rimuovere dall’incarico un sindacalista, in quel modo e dopo tutto quello che è successo, lede il principio di indipendenza effettiva degli esponenti sindacali rispetto al direttore poiché la normativa a tutela dei dirigenti sindacali è diretta ad evitare che il sindacato subisca interferenze rispetto alla propria struttura organizzativa o comunque subisca ostacolo all’attività dei suoi organi ed è per questo, perciò, che ogni spostamento è oggettivamente idoneo ad incidere, pregiudicandoli, sugli interessi del sindacato per affermare un autoritarismo assolutamente inopportuno.

Come non bastasse in data 1/3/2018 viene notificata all’interessato una nota che sostiene di averlo rimosso su sua richiesta a seguito della relazione prodotta appunto il 13/9/2017, vale a dire quasi sei mesi prima (all.11) !!

Il vaso potrebbe anche essere ritenuto colmo, tuttavia successivamente, come da prassi, in occasione di due proteste sindacali il sovrintendente ha provveduto ad inserire nel sistema informatico i 2 eventi critici (sit-in davanti al carcere e astensione dalla MOS) e la direttrice di suo pugno scrive al comandante di individuare il responsabile in quanto avrebbe scritto il falso.

Mi pare evidente che nonostante tutte le buone intenzioni da parte dell’interessato utili a mantenere, come è giusto che sia, separata l’attività professionale da quella sindacale è altrettanto evidente che la direttrice non solo ha dimostrato di non saper fare ugualmente ma ha realizzato tutta una serie di atti e di comportamenti persecutori nei confronti del sovrintendente/sindacalista che meritano un approfondimento.

Per questa ragione, pur non essendo nostra abitudine farlo, con la presente ritengo inevitabile chiedere l’avvio di un azione ispettiva nei confronti del direttore al fine di accertare e rimuovere le cause di comportamenti che non possono e non sono più tollerati i quali, tra l’altro, potrebbero essere la conseguenza di reazioni incontrollabili.

Nell’attesa di cortese urgente riscontro porgo distinti saluti. F.to: Il Segretario Generale Angelo Urso

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