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Il Capo del DAP scrive al poliziotto penitenziario – minatore

 In data odierna, abbiamo ricevuto dal Pres. Ionta la seguente nota,  che pubblichiamo. Ringraziando il Capo del DAP per la cortesia e l’attenzione che ha voluto dedicare  ad un nostro lettore , ci piace sottolineare il garbo e la grande sensibilità che emergono dalla risposta del Pres. Ionta. Evidentemente, in alcune occasioni, l’irritualità, quando coniugata a nobili fini,  diminuisce le distanze e vale più di tante circolari. Siamo certi che questo gesto sarà apprezzato da tutti i “minatori” impegnati in prima linea, perché è a loro che va il nostro pensiero ma anche il pensiero del Capo del DAP.

 Egregio Segretario,

ho letto il commento pubblicato il 30 gennaio sul Suo Blog.  Pur non essendo firmato, ma questo non ha alcuna importanza, è facile comprendere che l’autore sia un agente in servizio nell’istituto di Venezia Santa Maria Maggiore dove mi sono recato il 29 gennaio. Attraverso  Lei, quindi, mi rivolgo all’autore  del “post”, che,  raccogliendo la metafora utilizzata, potremmo chiamare il minatore.  Il minatore, come si sa, lavora sotto terra, estrae materiali preziosi, ma grezzi, che sono altrettanto preziosi per la comunità. Il minatore lavora in situazioni difficili e condizioni molte volte pericolose e quando estrae oro, carbone, diamanti o altri materiali, forse non pensa al valore di ciò che ha estratto.  Confesso che ho trovato questa metafora un riferimento suggestivo per la “materia” che ci riguarda, che è quella del carcere, della punizione, della sicurezza ma anche della giustizia, dell’umanità, della vita. Immagino che possa apparire irrituale questo mio messaggio, fuori dagli schemi e dalle consuetudini “dipartimentali”, ma il capo dell’Amministrazione Penitenziaria non ha timore di percorrere strade solitarie e in salita. Ci sono momenti in cui anche il capo è minatore, perché deve possedere l’abilità e l’intelligenza di guardare oltre il buio della miniera e per farlo deve conoscere e approfondire con il proprio sguardo, guardando anche la stanchezza e la solitudine nel bianco degli occhi del “minatore”. Ed è per questo che sto dedicando spazio e attenzione alle visite negli istituti. Girare per le carceri, entrare nelle sezioni, ascoltare il personale, dai direttori ai comandanti, dagli agenti  al personale amministrativo, ai volontari, ai cappellani, ritengo che sia una preziosa opportunità per raccogliere commenti, riflessioni, richieste, considerazioni che valuto con la massima attenzione. Stringere la mano al personale non è un gesto banale quindi, ma una maniera diretta, autentica e sentita di vicinanza e considerazione per il loro lavoro, per un impegno quotidiano che nell’apparente separatezza degli istituti penitenziari produce sicurezza e legalità.   All’amico minatore.  Franco Ionta

 Questo il testo del commento lasciato, domenica 30 gennaio 2011, dal lettore-collega-minatore sul blog www.baschiblu.info al post Ciabattini e chiodini

 La Miniera

 Sabato, il grande capo  Franco ha visitato la miniera della Serenisima Republica . Era accompagnato dal capo locale  Felice e da uno stuolo di stelle e stellette. Non avevo mai visto  Franco. All’apparenza sembra un uomo mite e tranquillo. Ha voluto visitare tutta la miniera, perfino le gallerie dove c’è il carbone più nero e il puzzo si diffonde e si attacca addosso. La cosa mi ha stupito molto. Di carbone nella Serenisima ne abbiamo tanto, anzi troppo, e forse si stanno accorgendo che siamo un tantino fuori legge. Quindi i grandi illuminati stanno pensando di aprire una nuova galleria, dove estrarre nuovo carbone. Ma non hanno pensato ai pochi minatori e alla fatica che già fanno per estrarre quello che già c’è, che i camion per trasportare il carbone sono vecchi, logori e soprattutto insicuri e che spesso (per non dire sempre) lo si trasporta a spese dei minatori stessi.  Franco si è seduto alla tavola dei minatori, dove ha potuto gustare i precotti, stracotti, freddi che sanno di plastica prima di ogni altra cosa e che ogni giorno ci vengono serviti (tranne i festivi).  Franco ha stretto la mano ai minatori, specie quelli delle gallerie, i più sporchi e i più sudati e per un attimo ho pensato che potesse essere come noi, con il bianco degli occhi in contrasto con la faccia nera e sudata. Forse un po’ di sporco e un po’ di puzzo gli si è attaccato anche addosso, con la speranza che non si dimentichi ancora una volta di noi.

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