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Gentile Onorevole  Ferranti ,

abbiamo appreso che,  nella sua veste di capogruppo del PD in Commissione Giustizia della Camera, ha deciso di non accordare la sede legislativa richiesta dal Governo al disegno di legge in materia di “disposizioni relative all’esecuzione presso il domicilio delle pene detentive non superiori ad un anno e sospensione del procedimento con messa alla prova” .

Da oggi, infatti, inizierà l’esame in sede referente.

Voglia consentirmi, nella duplice veste di Segretario Generale della UIL PA Penitenziari e di operatore penitenziario,  parteciparLe lo stupore, lo sconcerto e la totale avversione per la scelta operata.

La scrivente O.S. ha più e più volte sollecitato l’adozione di misure urgenti , propedeutiche alla deflazione del gravissimo sovraffollamento delle strutture penitenziarie,  che determina condizioni di inciviltà,  calpesta la dignità e nega i diritti delle persone. Per tali ragioni non abbiamo lesinato appelli alla responsabilità a chi detiene  oneri  politici e gestionali.

Eravamo certi, quantomeno  piaceva illuderci, che la drammatica realtà delle nostre prigioni avrebbe potuto indurre il maggior partito dell’opposizione ad una scelta responsabile, condivisa e consapevole.

Aver negato la sede legislativa determinerà, di fatto, un incomprensibile, ingiustificato, irresponsabile allungamento dei tempi utili alla definizione di quelle urgenti e necessarie soluzioni.

 Rilevo, inoltre, che tale scelta è in netta controtendenza rispetto alle dichiarazioni che autorevoli ed  eminenti esponenti del PD hanno pronunciato durante i lavori della sessione che il Parlamento ha voluto riservare alle criticità del sistema penitenziario, con la conseguente  approvazione delle mozioni sulle carceri.

Con tale scelta si chiude la porta alla speranza di quanti hanno, responsabilmente, agito per evitare una deriva violenta delle proteste e delle tensioni interne.

Avevamo fermamente  creduto che l’iniziativa dell’On. Rita Bernardini e del Partito Radicale  denominata Ferragosto in carcere, da noi convintamente  sostenuta, avesse potuto contribuire a scuotere le vostre coscienze e le vostre menti.

Avevamo creduto che toccare con mano il disagio, la bruttura, le precarie condizioni igienico sanitarie, l’invivibilità  degli ambienti, la mancanza di spazi, la sottrazione dell’aria,  l’impossibilità di perseguire il fine costituzionale della pena avrebbe indotto una accelerazione condivisa sulla ricerca delle soluzioni possibili.

Invece così non è. Così non avete voluto che fosse.

Al netto delle parole, i fatti dicono questo.

Mi permetta, però,  ricordarLe alcuni numeri. Dal 1 gennaio di quest’anno  : 18 suicidi in cella; 29 tentati suicidi sventati in extremis dalla polizia penitenziaria (di cui spesso ci si dimentica);  42 agenti penitenziari, 4 infermieri e due medici aggrediti e feriti; 2 evasioni e tre tentate evasioni. Innumerevoli le proteste con battiture e incendi di suppellettili . Inquantificabili gli episodi di autolesionismo. Solo poche ore fa a Porto Azzurro due agenti sono stati sequestrati dai detenuti in rivolta per protestare contro le disumane condizioni del penitenziario ….

Nonostante questo desolante, preoccupante, imbarazzante, degradante, spregevole quadro d’insieme le ragioni politiche hanno, evidentemente,  sopraffatto i bisogni, le necessità ed il buon senso.

Ne prendiamo atto con rammarico, persino con dolore.

Vorrà permettermi di affermare con sincerità impolitica che dopo la grave scelta compiuta dal PD, ogni parola che sarà pronunciata in relazione alle criticità, al degrado, all’inadeguatezza del nostro sistema penitenziario non sarà più credibile.

Voglio auspicare, e rivolgo accorato appello,  che potendo, in ogni momento, concedere la sede legislativa si voglia rivedere la determinazione assunta e favorire, pertanto, il varo di quelle soluzioni che, per quanto non esaustive e parziali, contribuirebbero ad alleviare l’attuale insostenibile situazione dei nostri penitenziari.

Mi creda, ne abbiamo bisogno !

Molti cordiali saluti,

Eugenio Sarno

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