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          On. Ministro,

rispondendo a interpellanze avanzate dall’on. Cirielli e altri durante il question time del 29 u.s. presso la Camera dei Deputati in relazione agli organici del Corpo di polizia penitenziaria la S.V. ha fra l’altro affermato che “con legge del 2014 la dotazione è stata innalzata a 45.325”.

         In merito non possiamo esimerci dall’evidenziare che la previsione normativa, contenuta nel d.l. 92/2014, convertito con modificazioni con legge n. 117/2014, a causa dell’ancestrale inerzia del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e, più in generale, del dicastero da Lei guidato sulle materie che afferiscono al Corpo di polizia penitenziaria, non ha avuto sinora alcun particolare effetto.

         Difatti, l’incremento organico, pari a 201 unità (sic!) risultanti dalla riduzione di 703 Ispettori e dall’aumento – a parità di spesa e dunque a costo zero – di 907 Agenti ed Assistenti non ha avuto alcuna influenza sulle facoltà assunzionali del Corpo, che anzi sono state fortemente e ripetutamente penalizzate rispetto a quelle delle altre Forze di Polizia per le quali sono stati previsti reclutamenti straordinari, anticipati e con procedure accelerate.

         L’Amministrazione penitenziaria ma, soprattutto, il Corpo di polizia penitenziaria, caso più unico che raro, ha fatto fronte ad uno “stato di emergenza” (dichiarato dal Governo) senza ottenere alcuno stanziamento di risorse economiche e umane, a prezzo di enormi sacrifici che non sono stati e non vengono riconosciuti.

         Ma non solo, l’intervento legislativo con decretazione d’urgenza che doveva servire “al fine di consentire la soddisfazione delle accresciute esigenze organizzative, funzionali anche all’attivazione di nuovi padiglioni detentivi”, come abbiamo avuto modo di evidenziare pure nel corso della riunione del 13 u.s., è stato completamente vanificato dalla mancata ridefinizione delle piante organiche regionali e di sede, tuttora ancorate al D.M. dell’allora Ministro Severino del 22 marzo 2013.

         Così non solo quelle 201 unità virtualmente aggiuntive (907 nel ruolo degli Agenti e degli Assistenti) non hanno prodotto risultati di alcun genere rispetto all’effettivo aumento della forza lavoro della Polizia penitenziaria, ma non hanno neppure permesso di ridefinire gli organici di sede in funzione dell’apertura di nuovi istituti penitenziari e padiglioni detentivi, determinando un sostanziale ingessamento all’interno del quale i burocrati ministeriali si affannano nelle più disparate interpretazioni e in fantasiosi interventi tampone.

         Basti pensare che, proprio a causa di tutto ciò, in penitenziari in cui sono stati messi in funzione nuovi reparti l’organico assegnato risulta eccedente, ma ciononostante il DAP è costretto da anni a distaccarvi cospicui contingenti di operatori per far fronte ad esigenze di servizio e senza per questo riconoscere il dovuto trattamento economico di missione previsto in tali circostanze.

         Peraltro, il sostanziale rifiuto nel voler rimodulare le piante organiche di sede ex legge n. 117/2014 e l’assumere, per converso, provvedimenti “temporanei” per esigenze dell’amministrazione che si protraggono per anni e che dunque temporanei non sono, induce a sospettare che la riluttanza nel voler affrontare la questione nasconda l’atavica resistenza rispetto alla necessità di determinare le piante organiche delle sedi extramoneia  così da continuare a mantenere plotoni di operatori in esubero negli uffici ministeriali, dipartimentali, provveditoriali, etc. (con buona pace anche per gli auspici del Presidente del Consiglio dei Ministri).

         Bando ad ogni sofisma e astrazione, la concretezza dei numeri dimostra che per una popolazione di oltre 54.000 detenuti, distribuiti in 193 istituti penitenziari, è attualmente previsto un organico di Polizia penitenziaria pari a 45.325 unità, ma ve ne sono in servizio meno di 38.000 con una carenza reale prossima alle 7.500 unità.           

            Spiace tra l’altro registrare che anche il Ministro della Giustizia ritiene si possano riattivare e/o aprire nuovi padiglioni, o addirittura interi nuovi istituti (es. Rovigo), senza per questo ritenere opportuno un incremento di organico ma, anzi, richiamando un innalzamento che in realtà è solo virtuale.

         E’, infatti, tale anche perché, ovviamente, gli effetti che conseguiranno dall’attuazione della c.d. legge Madia, vale a dire il riordino delle carriere e il taglio degli organici della Polizia Penitenziaria di circa 4.500 unità, con una consolidata schizofrenia legislativa sembrano invertire la ratio della precitata legge n. 117/2014 riducendo il numero degli Agenti e degli Assistenti per aumentare le dotazioni dei ruoli immediatamente superiori.

         Come se non bastasse, pure il concorso indetto per l’assunzione di 400 Agenti (300 uomini e 100 donne) è rimasto impantanato in presunte irregolarità e ad oggi non è dato sapere cosa ne sarà delle facoltà assunzionali per l’anno in corso con un’Amministrazione penitenziaria che – neanche a dirlo – sembra incapace di adempiere alle proprie prerogative e responsabilità.

        

Ci preme allora ribadire che i question time degli agenti, dei sovrintendenti, degli ispettori e dei commissari che operano in prima linea nelle carceri devono risolversi in short time, senza poter contare in apparati e uffici di gabinetto che preconfezionino risposte di facciata.

Il pubblico apprezzamento ottenuto in sede europea è stato, infatti, conseguito sulla pelle di coloro che ogni giorno in prima linea fanno fronte, fra l’altro, anche alle numerose aggressioni perpetrate dai detenuti (in preoccupante e costante aumento) nella più assoluta indifferenza dell’Amministrazione penitenziaria e del Ministero della Giustizia.

La preghiamo pertanto nuovamente di assumere urgentissime e tangibili iniziative finalizzate ad affrontare in maniera concreta, rapida e compiuta la questione penitenziaria e le problematiche operative del Corpo che non sono affatto risolte.

Molti cordiali saluti,  

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