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Mi rivolgo a tutti gli iscritti UIL, ma anche a tutto il personale di Polizia Penitenziaria in servizio a Regina Coeli, per chiarire le ragioni per le quali la UIL non aderisce alla protesta davanti al DAP. Prima, però, vorrei dire che dopo aver indotto il nostro ex segretario regionale a dimettersi dalla UIL, per gravi motivi che lui ben conosce e per i quali se lo ritiene sono pronto anche ad un pubblico dibattito, questi è riuscito, in un quadro di inaffidabilità e incoerenza incredibile a convincere i nostri ex rappresentanti dell’istituto a seguirlo, strumentalizzando proprio la manifestazione di pochi giorni fa.

In democrazia ovviamente ognuno è libero di fare le proprie scelte, ma in maniera altrettanto libera noi abbiamo il diritto di dirvi quella verità che loro non vogliono dirvi, perché a noi non piace prendere in giro nessuno e non piace fare la figura di coloro i quali non sanno quello che fanno.

Fin dall’inizio avevo detto loro che questa vertenza era ed è gestita male in quanto non è serio illudere le persone, tra l’altro giocando con il loro fondoschiena.

Il pagamento della caserma è senza dubbio un’giustizia e la UIL questo lo dice da tempo sia a livello nazionale che territoriale. Il problema tuttavia è costituito dal fatto che esiste una legge dello Stato, il DPR  314/2006, che ne impone il pagamento. Questo fa sì che nessun Dirigente penitenziario possa esimersi dal suo rispetto, perché altrimenti ne risponderebbe personalmente davanti alla Corte dei Conti.

Una circolare del DAP, come noto, disciplina le modalità di attuazione e queste prevedono, appunto, l’assegnazione della stanza mediante la sottoscrizione di specifico verbale di consegna e da quel momento l’amministrazione può pretenderne il pagamento.

Nel caso di Regina Coeli risulta che alcuni abbiano firmato dal 2014, altri dal 2016 ed altri ancora non hanno firmato affatto. 

Per coloro i quali hanno firmato dal 2016 o che non hanno firmato pare che “qualcuno” abbia relazionato certificando il ritardo e/o il rifiuto a firmare (sarà per voi interessante poi scoprire chi lo ha fatto).

Cosa significa questo? Secondo me vuol dire che molti di voi se indotti a non pagare rischiano l’avvio di un procedimento che potrebbe concludersi con un’ingiunzione di pagamento e l’addebito di interessi di mora e spese legali.

Ecco perché ritengo che la strategia adottata sia sbagliata (e questo l’ho detto, invano, ai nostri ex rappresentanti) ed ecco perché penso si debba e si possa agire diversamente.

Io resto convinto che la strada giusta sia quella di fare osservazioni/contestazioni all’Amministrazione rispetto alla nota ricevuta, poiché non farlo potrebbe pregiudicare i termini del procedimento e rendere poi vano qualunque altro tentativo. A meno che, ovviamente, non venga fuori dalla verifica convocata che le stanze non rispecchiano i presupposti minimi previsti dalla predetta circolare, ma in questo caso bisognava appunto contestare questo sindacalmente.

Ecco perché offriamo ad ognuno di voi la possibilità di avere una consulenza (anche legale all’occorrenza) al fine di comprendere meglio come agire.

Per questa ragione ognuno di voi può approfittarne, munito di copia della nota e del verbale sottoscritto (senza il verbale se non firmato) presso la camera sindacale della UIL nelle giornate del 20, 22 e 24 febbraio dove sarà presente un nostro dirigente a vostra disposizione per valutare se ci sono o meno le condizioni per contestare il provvedimento e/o le decorrenze, ovvero quella di chiedere la rateizzazione del debito.

Questi sono serietà e senso di responsabilità!!!  Noi ci mettiamo la faccia e non prendiamo in giro nessuno.

Ovviamente nel frattempo stiamo facendo quello che si può fare in casi come questo, e cioè chiedere la modifica della legge. Solo questo potrà cancellare l’ingiustizia del pagamento delle caserme.

Allegati:
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E-Mail (@polpenuil.it)

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