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Nota 8760 - Ho avuto modo di leggere i contenuti della Sua nota n.0261439 del 16/8/2018 relativa al servizio indicato in oggetto e di apprezzare l’intenzione di realizzare qualcosa di concreto come appunto potrebbe essere il ruolo tecnico degli Psicologi a supporto della Polizia Penitenziaria. 

Una intenzione che evidentemente immagina un quadro di riforme dell’amministrazione penitenziaria che speriamo sia presto reso noto in quanto l’obiettivo di tutti, a nostro avviso, deve essere quello di realizzare un sistema penitenziario nuovo, coerente e maggiormente rispondente alle esigenze dell’apparato e dei propri dipendenti.

Il messaggio implicito contenuto nella nota citata in premessa è sicuramente lodevole, tuttavia senza alcuna presunzione, pensiamo non possa rivelarsi proficuo se avulso appunto da una visione globale del benessere lavorativo e organizzativo. Le esperienze pregresse, che pure sono state realizzate a macchia di leopardo sul territorio nazionale, hanno dimostrato che i “centri di ascolto” o gli “sportelli psicologici”, per evidenti ragioni, non sono frequentati e/o non sono da soli sufficienti.

Il problema non è e non deve essere la cura del problema, ma piuttosto la prevenzione di esso e noi della UIL-PA Polizia penitenziaria a tal fine, poco tempo fa, unitamente al Comitato tecnico-scientifico UIL-ITALUIL non a caso abbiamo promosso un’indagine sulle condizioni di stress lavoro-correlato tra gli operatori del Corpo.

Il progetto, avviato nel settembre 2016 si è concluso a marzo del 2018 con la presentazione dei risultati in occasione di un convegno e gli esiti sono stati poi formalmente resi noti al Ministro della Giustizia e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria con la nota n.8697 del 19/4/2018, che ad ogni buon fine si allega in copia.

La rilevazione, come avrà modo di leggere, ha evidenziato molte criticità legate all’organizzazione del lavoro, ai difficili rapporti interpersonali, allo scarso supporto di dirigenti e colleghi e tanto altro che troverà all’interno del documento allegato.

Più di un terzo dei partecipanti ha denunciato sintomi di depressione, ansia, alterazione delle capacità sociali e vari disturbi somatici.

L’obiettivo, come detto in precedenza, non era quello di dimostrare “quanto” possa essere stressante il lavoro della Polizia penitenziaria, ma piuttosto analizzare le cause per prevenirle.

Sotto questo profilo vedrà che oltre alle carenze di personale, strutture, mezzi e attrezzature leggerà anche di insufficienze formative e di supporto della dirigenza, soprattutto di fronte ai numerosi eventi critici.

Con la trasmissione dei predetti atti chiedemmo l’apertura di un tavolo di confronto per discuterne i risultati e approfondirne le conclusioni, convinti che dal confronto si possano realizzare migliori condizioni di benessere lavorativo e organizzativo che sicuramente risulteranno utili alla causa.

Dal Gabinetto del Ministro, con una nota del 24/4/2018, invitarono il DAP a procedere ad una preliminare verifica sui risultati dell’indagine valutando quindi all’esito l’apertura del tavolo di confronto richiesto.

Da allora, tuttavia, non sappiamo se tale verifica è stata realizzata, se si è definita ed eventualmente a quali conclusioni è giunta, né tanto meno abbiamo ricevuto notizie sull’istituzione del tavolo di confronto.

Per questo oggi intendiamo sottoporre nuovamente la questione alla S.V. affinché tra le diverse scelte in valutazione consideri anche questa opzione.

Nell’attesa di cortese urgente riscontro colgo l’occasione per porgere distinti saluti. F.to: Il Segretario Generale Angelo Urso

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