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In data 16 giugno c.a. una delegazione della UIL PA Polizia Penitenziaria, guidata dal sottoscritto e composta dal Segretario Regionale e Provinciale, ha effettuato una visita dei luoghi di lavoro della Casa Circondariale di Rebibbia N.C., accompagnata dal Direttore dell’istituto e dai due vice comandanti in carica. 

            La portineria, il primo dei luoghi visitati, ha da subito dato l’idea della grave situazione in cui versa il carcere. L’unica unità presente è preposta al controllo e alla registrazione di tutte le persone che accedono a qualsiasi titolo, nonché alla consegna delle chiavi per il deposito di eventuali oggetti non consentiti, dalle 8.30 alle 12.30 ha registrato e controllato, ribadisco da solo, 470 persone oltre ad aver consentito il transito ai numerosi colleghi che entrano e escono dall’istituto.

            Il primo dei reparti visitati è stato il G11. L’ingresso al piano terra ospita l’ufficio del coordinatore e del preposto, nonché una zona in cui un solo addetto controllava e registrava i detenuti di media sicurezza che autonomamente si muovono all’interno dell’Istituto con il sistema “move” un sistema, utilizzato da anni, che consente di monitorare e controllare il flusso dei detenuti da e per le diverse aree del penitenziario.

            Al primo piano è presente una rotonda, sprovvista di un adeguata postazione riservata all’agente, da cui si dipartono le tre sezioni che compongono il reparto (A, B, C). Il collega, solo nella maggior parte dei casi, apre manualmente tutte le sezioni per permettere il transito degli oltre 150 detenuti presenti. Tutte e tre le sezioni, affollate, obsolete, decadenti e con infiltrazioni dal soffitto praticamente ovunque, necessitano di manutenzione e ristrutturazione, così come utile e auspicata sarebbe l’automazione dei cancelli e l’ausilio di telecamere sul piano per il controllo remoto.

            Nella sezione A è in corso di realizzazione una funzionale stanza per disabili ricavata da due vecchie stanze che, evidentemente, agevola l’attività della Polizia Penitenziaria. La situazione dei passeggi è a dir poco sbalorditiva: l’unico agente addetto al controllo di tre zone è costretto a lavorare in una sorta di intercapedine tra le stesse, senza un box o una postazione di servizio, esposto ad ogni intemperie in ogni situazione meteorologica, polvere compresa. Le recinzioni presenti sono totalmente corrose dalla ruggine al punto da sembrare del tutto inutili dal punto di vista della sicurezza, anzi paradossalmente costituiscono una minaccia in quanto il ferro arrugginito è di facile asportazione e trasformazione in pericolosi punteruoli artigianali.

            Il reparto G8, prevalentemente speculare al G11 e che ospita anche una sezione di detenuti transessuali e una attrezzata infermeria con annessa sala operatoria, ha mostrato lo stesso tipo di carenze strutturali. Situazioni simili mostra anche il reparto G12.

            La sensazione è quella che il diffuso senso di incuria possa e debba essere risolto con un complessivo intervento di adeguamento e ristrutturazione che non può essere solo quello, seppur apprezzabile, realizzato in economia.

            La cucina detenuti necessita interventi come tante altre realtà dell’Istituto: pavimenti sconnessi e cappe di aspirazione insufficienti rendono l’ambiente insalubre dal punto di vista del micro clima da garantire al personale di Polizia penitenziaria che svolge l’attività di controllo su coloro che vi lavorano.

            La visita è proseguita anche nella zona a confine con la casa di reclusione in cui si trova il compattatore di rifiuti adibito prevalentemente al riciclo della plastica e gestito da una ditta esterna.            Le lavorazioni impiegano numerosi detenuti e le due unità di Polizia Penitenziaria presenti, si muovono dinamicamente per controllare un’area davvero vasta priva di postazioni destinate al personale. La parte retrostante ospita una vera e propria discarica a cielo aperto di materiali dismessi dell’istituto e i fumi che si respirano generano qualche dubbio dal punto di vista della salubrità da garantire appunto al personale che svolge le funzioni di controllo.

            La zona adibita alla torrefazione del caffè, ugualmente gestita da una ditta esterna, si presenta invece splendente, attrezzata ed organizzata sotto tutti i punti di vista. Ben strutturati e curati sono risultati anche i servizi del Call Center e la gestione del telelavoro per la Società Autostrade. In questi ambienti è sicuramente garantita meglio l’igiene e la salubrità per coloro che svolgono i controlli di sicurezza.

            Come detto in precedenza l’enorme e dispersiva struttura penitenziaria, risalente agli anni ’70, presenta necessità di manutenzione e ristrutturazione praticamente ovunque. Le carenze strutturali sono evidentemente percepite anche ad occhi inesperti come i nostri.

            Diversi sono i lavori iniziati, quasi tutti in economia, ma non ancora terminati. Stesso discorso vale per l’impianto di anti-intrusione ed anti-scavalcamento che è in via di implementazione ma non ancora terminato.

            Alla situazione strutturale, obiettivamente preoccupante, si aggiunge la grave carenza di personale che ormai da anni affligge l’Istituto romano. I dati forniti indicano e rendono l’idea della drammaticità della situazione: 992 unità previste dalla pianta organica, 735 quelle realmente presenti in Istituto, che comprendono anche le 128 del locale NTP che, da gennaio ad oggi, ha già spostato oltre 5300 detenuti impiegando 5257 unità di Polizia Penitenziaria.

            La carenza complessiva di risorse ammonta a 257 unità e questo è veramente uno schiaffo in faccia alla “povertà” se si pensa agli esuberi che si registrano in altre sedi romane e all’impiego più disparato e variegato che si fa della Polizia Penitenziaria in compiti impropri.

            Un esempio su tutti quello dei provvedimenti urgenti adottati all’indomani dell’ultima evasione e cioè il rientro di 15 unità di Polizia Penitenziaria provenienti dal DAP a supporto delle esigenze di Rebibbia che ha visto l’iniziale e concreta assunzione in servizio di sole 5 unità e che oggi si è ridotta ad 1 sola. Ecco questo è sintomatico dell’incapacità del DAP di attuare fin anche le proprie disposizioni e non merita ulteriori commenti.  Nell’attesa di cortese riscontro colgo l’occasione per porgere distinti saluti. F.to Il Segretario Generale Angelo Urso

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